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Scacchi il gioco senza età. Gli Scacchi ipermoderni: il campione russo Aleksandr Alechin

Scacchi il gioco senza età. Gli Scacchi ipermoderni: il campione russo Aleksandr Alechin

Gli Scacchi ipermoderni: il campione russo Aleksandr Alechin

Durante il regno mondiale di Capablanca si ebbero i primi fermenti di un nuovo pensiero scacchistico che delineò alcune linee che per quel periodo furono considerate ipermoderne (da qui la dicitura) e fin troppo concettuali da assimilare. I fautori di queste innovazioni furono diversi, in primo luogo Aaron Nimzowitsch che con il suo libro “Il mio Sistema” stabilì nuovi concetti ai quali attenersi per progredire nel gioco.

Un altro grande innovatore fu Richard Reti che concepì quella che oggi possiamo chiamare la tecnica dei Maestri, portando nuove considerazioni nella comprensione del gioco. Però al momento non furono capiti, anzi vennero considerati dai Maestri di allora come semplici esibizionisti che volevano innovare quello che fino a quel momento era considerato sacro.

Le loro idee comunque vennero in seguito accettate e poi con l’avvento della scuola Sovietica negli anni quaranta valorizzate. Colui che poi riuscì più ad avvicinare il gioco moderno a quello ipermoderno fu senza dubbio il quarto Campione del Mondo il russo Aleksandr Alechin che sconfisse Capablanca nel 1926 dopo una interminabile sfida durata ben 34 partite, sovvertendo così tutti i pronostici che davano il cubano grande favorito.

Aleksandr Alechin nacque a Mosca nel 1892 da una famiglia aristocratica. Imparò gli scacchi dal fratello maggiore Aleksej, discreto giocatore dilettante, ma la vera passione, per ammissione dello stesso Aleksandr, gli venne dopo aver assistito ad una simultanea alla cieca di Pillsbury nel 1901 a Mosca della quale si disse sbalordito.

Nel 1909 ottenne il titolo di maestro che gli permise poi di partecipare a tornei internazionali ma i primi risultati non furono esaltanti fino a quando nel 1914 arrivò terzo al famoso torneo di San Pietroburgo dietro a Lasker e Capablanca ma davanti a Tarrasch, Marshall e Rubinstein. Mentre stava disputando il torneo di Mannheim in Germania scoppiò la prima guerra mondiale quindi il torneo fu interrotto e Alechin assieme ad altri giocatori russi, mentre cercavano di rientrare in patria, furono arrestati dopo che li trovarono in possesso di documenti segretissimi in codice che altro non erano che i formulari delle partite del torneo. Solo un intervento ad alti livelli chiarì la situazione.

Tornato in Russia fu destinato alla sanità militare, vinse due tornei a Mosca del 1918 e 1919 e le olimpiadi panarusse del 1920 ma dopo la rivoluzione d’ottobre le sue convinzioni anticomuniste lo misero in cattiva luce e fu arrestato e solo l’intervento personale di Trotsky lo salvò anche se il tutto ha sapore di leggenda. Nel 1921 Alechin si sposò in seconde nozze con una giornalista svizzera e ottenne l’autorizzazione a lasciare la Russia. Decise di dedicarsi interamente agli scacchi e vinse tre importanti tornei (Triberg, Budapest e L’Aia) ed fu secondo al torneo di Londra del 1922 dietro a Capablanca già campione del mondo e vincitore inarrestabile.

Qui vennero anche decise da Capablanca e dagli altri Maestri partecipanti al torneo le nuove regole che disciplinavano le normative di gestione del Campionato Mondiale. Alchin si trasferì prima a Riga poi a Berlino e infine a Parigi. Divorziò dalla seconda moglie per risposarsi con una anziana vedova, ottenne il riconoscimento della cittadinanza francese e sostenendo un esame anche quello della sua laurea ottenuta in Russia. Scrisse un primo libro contenete le sue migliori partite dal 1908 al 1923 e un secondo volume sulle partite del torneo di New York del 1924 dove fece scoprire a tutti il suo metodo analitico di trovare varianti inaspettate in situazioni giudicate normali. Nel 1925 vinse i tornei di Parigi, Berna e Baden Baden e su di lui Tartakower scrisse: “Capablanca possiede il titolo, Lasker i risultati, ma Alechin ha lo stile del Campione del Mondo”. E fu una profezia azzeccata nonostante nel torneo di New York del 1925 Capablanca vinse il torneo imbattuto. Fu deciso di giocare la sfida mondiale a Buenos Aires tra i due. Dopo una acerrima lotta che si protrasse per ben 34 partite Alechin divenne il quarto Campione Mondiale di scacchi. In seguito Alechin concesse la sfida del titolo solo a chi rispettava i patti di Londra 1922. Difese il titolo contro Bogoljubov nel 1929 e nel 1934 ma inaspettatamente lo perse contro Euwe nel 1935 per poi riconquistarlo sempre contro Euwe nel 1937.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale impedì l’organizzazione di altri match e tutto fu rimandato alla sua fine. Nel 1946 quando si profilava la sfida con Botvinnik Alechin morì in circostanze oscure ad Estoril in Portogallo imbattuto Campione Mondiale. Di lui ci resta il ricordo di un genio supremo che ha saputo unire gli insegnamenti dei suoi predecessori alle nuove idee concettuali della scuola ipermoderna, oltre ad innumerevoli libri sulle sue partite e sulla sua avventurosa vita.

Conosciamo di seguito il suo famoso “cannone” e l’apertura che porta il suo stesso nome cioè la “Difesa Alechin”.

Il cannone di Alechin Alechin-Nimzowitsch Sanremo 1930 Difesa Francese variante Winawer [C17]

(Zugzwangè un termine tedesco che negli scacchi significa “mossa obbligata”).

La difesa Alechin è entrata nel regno della teoria esattamente nel 1921 quando al torneo di Budapest il grande Alechin con questa apertura colse contro Steiner una convincente vittoria. L’apertura rispondeva ai principi della teoria ipermoderna e più esattamente a quegli indirizzi indicati da Reti che poi si sarebbero cristallizzati negli schemi così detti “indiani”. L’invito a spingere i pedoni era un concetto troppo emancipato per quel periodo e gli avversari si trovarono spesso a disagio contro questo sistema di difesa.


Nando Franceschetti
Delegato Coni Federazione Scacchistica Italiana(FSI) per la provincia di Lecco
Istruttore Federale di scacchi

Pubblicato originariamente su lecconotizie.com

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